Due piani invece di uno
Il fascicolo distingue ciò che descrive stabilmente il cliente — attività e mercati, impostazione contabile, struttura di gruppo, aree fiscali rilevanti, contenzioso, operazioni straordinarie — da ciò che appartiene a un singolo esercizio. Il primo piano si costruisce una volta e si corregge solo quando cambia davvero qualcosa; il secondo registra le novità dell’anno.
La separazione non è una comodità di archiviazione: è ciò che evita di riscrivere ogni anno lo stesso contesto e di perdere, nel riscriverlo, le sfumature che erano state capite l’anno prima.
Le otto sezioni del profilo
Il profilo permanente è diviso in otto sezioni: quadro generale, anagrafica e business, contabilità e reporting, società e gruppo, fiscale, contenzioso e controlli, operazioni straordinarie, altri aspetti rilevanti. Ogni sezione mostra quante voci contiene, così si vede a colpo d’occhio dove il fascicolo è ancora vuoto.
Dentro alla sezione fiscale le tematiche si organizzano per area — imposte dirette, IVA, ritenute, transfer pricing, consolidato, fiscalità internazionale, agevolazioni. Una conclusione sull’area si scrive solo se i documenti la sostengono: l’assenza di rilievi non è un rilievo di assenza.
L’organigramma è un dato, non un disegno
Le entità del gruppo e i rapporti fra loro sono informazioni strutturate: denominazione, tipo, quota economica, diritti di voto, natura del rapporto. Il diagramma è la loro rappresentazione, non la loro fonte.
La distinzione conta quando quota e diritti di voto divergono, che è precisamente il caso in cui un organigramma disegnato a mano inizia a mentire.
Le novità dell’anno, e quando diventano permanenti
Nella scheda dell’esercizio si registra solo ciò che è cambiato, classificato con le stesse sezioni del profilo. Se una novità è strutturale — un’opzione esercitata, un regime adottato, un’operazione con effetti pluriennali — con un’azione esplicita viene riportata nel profilo permanente.
Il riporto resta una decisione, non un automatismo: è il professionista a stabilire se un fatto dell’anno descrive ormai il cliente in modo stabile.
Un file incompleto è un risultato accettabile
La configurazione assistita produce un workbook di quattordici fogli, uno per ciascun blocco del profilo. Nessuno di quei fogli è obbligatorio: l’importazione legge quelli presenti, conta le voci trovate, elenca i fogli assenti e le righe che non ha saputo interpretare, e mostra tutto in anteprima prima di scrivere qualsiasi cosa.
È una scelta deliberata. Un template che si rifiuta di partire finché non è completo spinge a riempirlo con supposizioni, ed è esattamente il contrario di ciò che serve: le aree non compilate restano “da verificare” e non diventano conclusioni positive.
Cosa esce dal fascicolo
Il fascicolo produce un PDF impaginato con paginazione dei testi lunghi e organigramma opzionale, un Excel strutturato su più fogli con filtri, e un backup completo in formato JSON che comprende l’intero archivio dei clienti.
L’elaborazione avviene interamente nel browser: i dati restano sul dispositivo e non transitano da alcun server. Il rovescio della medaglia è che l’archivio segue il dispositivo, non la persona: il backup periodico non è un consiglio di prudenza, è parte del metodo.
Dove si ferma lo strumento
Il fascicolo organizza, collega e rende verificabile ciò che il professionista ha già capito. Non sostituisce il giudizio professionale, non interpreta la norma applicabile al caso concreto e non produce conclusioni al posto di chi lo usa.
Le classificazioni proposte dall’AI in fase di importazione sono una bozza tracciabile, con l’indicazione della fonte: vanno lette e confermate prima di qualunque uso professionale.